Mauro Rea: diapason dell’arte e del mondo contemporanei

Il Maestro Mauro Rea è un professore di Storia dell’Arte oggi in pensione con tanti anni di
insegnamento alle spalle e si vede che nelle sue opere d’arte non c’è solo la pur vibrante
materia pittorica, ma si trova anche e soprattutto il metodo di insegnamento scolastico
inteso come quello che mi è piaciuto qui definire per la prima volta il “diapason dell’arte”
1 . Mi spiego meglio: innanzitutto vediamo insieme che cos’è un diapason. Secondo il
vocabolario Treccani online il «dïàpaṡon s. m. [dal gr. διὰ πασῶν (χορδῶν) «attraverso
tutte (le corde)»; lat. diapāson]. – […] 3. a. Strumento atto a dare con notevole purezza un
suono determinato; è costituito da una sbarretta di acciaio a forma di forchetta a due rebbî
che, colpiti meccanicamente, vibrano producendo un suono di frequenza determinata che
dipende dalle dimensioni dello strumento e dalle caratteristiche elastiche dell’acciaio. Si
usa, oltre che per esperienze di acustica, nella pratica musicale, per dare il la ai cantanti o
agli strumenti (la nota data è il la3, corrispondente a un suono di 440 vibrazioni al
secondo, sul quale, per convenzione internazionale, si accordano gli strumenti
dell’orchestra: ed è questo il cosiddetto diapason normale); di qui, nel linguaggio comune,
l’espressione dare il diapason, meno frequente però che dare il la, dare la giusta
intonazione, anche in usi fig. (dare il diapason ad una conversazione, ad una discussione,
ecc., dare il giusto avvio). [...]» 2 e il corista sempre secondo l’Enciclopedia Italiana
Treccani online «[…] è usato nella pratica per assicurare l’esatta intonazione delle voci e
degli strumenti musicali.» 3
Ho ragione di credere che Mauro Rea con le sue opere assolutamente sperimentali riesca,
appunto, ad assicurare l’esatta intonazione dell’Arte contemporanea altrimenti difficilmente
comprensibile al grande pubblico.
Vediamo allora gli esempi presenti nella mostra del 2024 che, secondo la volontà
dell’autore, costituiscono un’antologia della produzione di una vita intera 4 : «quasi tutti i
lavori sono realizzati con materiali diversi, di recupero […] e alla base vi è sempre una
forte riflessione e attenzione ai contenuti, ad un'idea di transitorietà, di caduta e riscatto
[…] sono visioni, memorie, discese nell'inconscio […] » 5
La Natura, che è rappresentata dalla foglia secca di bosco inserita nel collage
polimaterico, si fonde con il simbolo dell’industria, vale a dire la lattina di limonata
schiacciata [Fig. 1], all’insegna dell’”Icona Pop” come Mauro Rea stesso la definisce.
Nel testo introduttivo alla monografia a lui dedicata 6 così scrive Donato Di Poce: «Il furore
CreAttivo e sperimentale di Mauro Rea, non smette di stupire e di regalarci nuove
sorprese e rivelAzioni, e questa raccolta di piccoli capolavori (perlopiù polimaterici su
legno di circa 20 x 40), vere e proprie “Icone POP” finalmente in mostra, ne sono la
testimonianza. In realtà si tratta di sedimentazioni e accumulazioni carsiche che nel tempo
Rea ha sapientemente elaborato e accumulato come un alfabeto iconico raccolto dalla
strada (lattine di Coca Cola schiacciate e sapientemente e Duchampianamente
decontestualizzate), per diventare matrice e logos di una rinascita materica ed estetica.
1 Ringrazio Elisabetta Tizzoni per i consigli musicologici offerti.
2 Si veda Sitografia / Diapason.
3 Si veda Sitografia / Corista.
4 Mostra Mauro Rea - Carte, parassiti e altre storie. Studio d'Arte FC, in via Tanari 1445/b, Castel San
Pietro terme (Bo). A cura di Donato Di Poce e Anna Boschi (in programmazione).
5 Frasi tratte da una comunicazione orale di Mauro Rea del 04/03/2024.
6 DI POCE, 2020.

BTA-referees-txt-2024-03-14-21-59-01-(Mauro_Rea)_versione_2.doc

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Chiariamo subito che l’utilizzo del banale quotidiano che opera Rea non è da ricondurre
alla serialità filosofica e concettuale dei Brillo Box di Warhol, semmai allo stordimento
esistenziale di Basquiat e alle contaminazioni ludiche di Haring. » Donato Di Poce ha
perfettamente compreso il senso ultimo dell’opera di Mauro Rea in quanto l’aspetto Pop
delle sue opere è «Duchampianamente decontestualizzato» insomma, in parole povere,
queste non sono affatto appartenenti alla Pop Art storicamente intesa. Sono effettivamente
però, e quindi il titolo di Mauro Rea è giusto, delle “Icone Pop” in quanto rimandano alla
nostra epoca storica contemporanea della società di massa grazie alla foglia morta che
rappresenta la Natura nel momento cruciale in cui si manifesta il pericolo di vederla
scomparire per via del nefasto prevalere della forza bruta dell’Industria rappresentata dalla
lattina schiacciata [Fig. 1]. Il messaggio finale è insomma che l’Industria nella società di
massa ha modificato la Terra intera e il suo ecosistema nella contemporanea era
dell’antropocene, vale a dire del mondo antropizzato.
Ritengo però che il messaggio di Mauro Rea sia ancora più complesso: infatti la presenza
di elementi esplicitamente connessi con le vecchie tradizioni di lavorazione manuale della
terra da parte degli agricoltori. Il rastrello da giardino ricorda i capelli dell’artista in un
insolito autoritratto nei panni del novello demiurgo [Fig. 2] e il gancio che tiene fermo il
cavallo alla parete inserito polimatericamente in una tavoletta colorata munita di un occhio
ricorda un’antica divinità [Fig. 3].
Ecco che dunque Mauro Rea si presenta come un Diapason vivente la cui funzione
sciamanica consiste nel dare il “la” a tutti gli uomini e donne del mondo al fine di curare le
ferite della Terra Madre e restituire finalmente all’umanità intera la propria funzione di
motrice della Storia. In questo senso, per comprendere il “rapporto Diapason – Terra”,
potrebbe essere utile, come mi suggerisce Elisabetta Tizzoni, fare riferimento alla
cosiddetta “Risonanza Schumann” che secondo Wikipedia.it «[...] è un gruppo di picchi di
risonanza avvertibili nella porzione di spettro elettromagnetico nelle frequenze
estremamente basse (ELF), presenti nell’atmosfera terrestre. Si tratta di risonanze
elettromagnetiche globali, eccitate dalle scariche elettriche dei fulmini, nella cavità formata
tra la superficie terrestre e la ionosfera. Questo fenomeno prende il nome dal fisico
tedesco Winfried Otto Schumann, che nel 1952 ne scrisse una previsione matematica
[...]» 7 e questo messaggio, a mio parere, è contenuto nelle opere presentate in mostra
come un filo rosso comun denominatore.
Al giorno d’oggi non siamo più abituati ad assistere ad un’Arte che trasmetta un significato
profondo quindi il messaggio nascosto del Diapason conferisce alle opere esposte in
questa Mostra di Mauro Rea un valore aggiunto inestimabile e sono convinto che produrrà
un effetto molto positivo per l’apprezzamento dell’uomo e della donna comuni nei confronti
dell’Arte Contemporanea. Come dice Mauro Rea: Arravutamm o’munno. L’Immaginario
non ha confini ! [Fig. 4].

BIBLIOGRAFIA
DI POCE 2020
DONATO DI POCE, MAURO REA Icone Pop, I quaderni del Bardo Edizioni, 2020.

7 Si veda: Sitografia / Risonanza Schumann.

BTA-referees-txt-2024-03-14-21-59-01-(Mauro_Rea)_versione_2.doc

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SITOGRAFIA
Corista
https://www.treccani.it/vocabolario/corista/ consultata in data 13/03/2024.
Diapason
https://www.treccani.it/vocabolario/diapason/ consultato in data 14/03/2024.
Risonanza Schumann
https://it.wikipedia.org/wiki/Risonanza_Schumann consultato in data 14/03/2024.

Didascalie
Fig. 1 – Incontri scontri ravvicinati (Serie Icone Pop)
Polimaterico.
Foto cortesia di Mauro Rea.
Fig. 2 - Autoritratto povero, 2023.
Polimaterico.
Foto cortesia di Mauro Rea.
Fig. 3 – Quasi un autoritratto (serie Santi e Demoni)
Foto cortesia di Mauro Rea.
Fig. 4 – Arravutamm o’munno. L’Immaginario non ha confini
Libro scultura chiuso.
Foto cortesia di Mauro Rea.