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Ennio Bencini - Le Visioni metafisiche della bellezza

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Sono tante le etichette o le definizioni che vari critici d’Arte hanno dato negli anni all’Arte di Ennio Bencini: “Spirituale”, “Metafisica”, “Simbolica”, “Tetrista”, “Sacra”, “Mistica”, “Polimaterica” e

“Visionaria”. La luce sofianica della Bellezza: Tutte in parte vere e tutte aderenti a singoli periodi o tematiche affrontate dall’Artista, ma c’è un filo conduttore e un’energia sotterranea che ha fatto da piattaforma etica, ideologica ed emozionale a tutti i suoi lavori ed è l’amore per l’Arte e la luce sofianica della Bellezza che infonde ai suoi lavori un’aura e una forza visionaria e metafisica, un’energia vitale senza confini. La sua idea di Bellezza però non è mai fine a se stessa, ma è una sorta di Bellezza Funzionale all’etica ed al respiro estetico dell’Uomo.

Bencini riesce a dare un’Anima alla materia e materialità alla luce, al suo senso di ascesi mistica e Spirituale, padroneggiando tecniche e stili diversi in un’armonia compositiva di rara bellezza, sino a far

diventare i suoi lavori dei veri “Reperti Estetici” sia che si tratti di grandi lavori che di piccoli collage polimaterici che sembrano liturgie stilistiche ed etiche.

Ne hanno parlato: www.liquidarte.itwww.merateonline.itiqdbcasaeditrice.blogspot

Casa Editrice: i Quaderni del Bardo (di Stefano Donno)

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Donato Di Poce

PREFAZIONE

La cultura del “Reperto Estetico” La sabbia nera dell’Elba diventa un tappeto spirituale per eclissi esistenziali; le “Pietre” di Cortona
diventano nelle sue mani scudi araldici di bellezza primordiale e chiave architettonica per portali estetici; I suoi “Cancelli” dorati sono cattedrali di luce nel deserto dove i suoi simboli giocano la partita a carte con la vita e le sue “Nature Morte”, altari estetici che celebrano la bellezza dell’Arte. Ennio Bencini, figlio d’Arte del padre noto pittore post-macchiaiolo, ha respirato da giovane
l’atmosfera e la cultura pittorica e Architettonica Rinascimentale, facendone sue le tecniche e la cultura
umanistica (centralità dell’Uomo come origine e fine di tutte le cose). La poetica della Trinità nella Creazione Artistica e la visione Metafisica della Bellezza: Così come nel pensiero teologico, la creazione è autorivelazione della Sofia divina della Trinità, Bencini declina in modi laici e sacrali insieme la sua azione culturale in cui la creazione Artistica va
intesa e praticata in modo molteplice e simultaneo:
- L’arte è materia
- L’Arte è pensiero
- L’Arte è rivelazione
Queste tre identificazioni sono nell’opera dell’artista sempre unite, mai disgiunte o parallele divergenti. In varie occasioni infatti, l’Artista ha dipinto delle Trinità polimateriche, che avevano però le sembianze di Pietre o Tronchi d’Albero modellati dal tempo, ha messo sfere di vita dentro Cibori del '700 o inchiodato rivoli di sangue sulle ferite del mondo, fatto volare gabbiani di scrittura nel cielo e liberato frammenti di musica nella materia. Tutta la sua opera è un inno alla VITA e alla Resurrezione o
più laicamente Rinascita. L’Arte in Bencini, diventa il fondamento dell’essere molteplice e temporale-spaziale, dove il mondo
reale e divino si auto-investe del mondo creaturale del divenire, esso non è ma diviene. Bencini ha un grande merito: Mai banale, mai ripetitivo, mai superfluo o ridondante come molti colleghi contemporanei alla ricerca di facili suggestioni di mercato, ma un Artista Sperimentale e Libero che ha assorbito le lezioni di Burri e dell’Arte Povera, di Kiefer, Munari, Ho Kan e dei maestri Rinascimentali Piero della Francesca, Luca Signorelli, Beato Angelico, Melozzo da Forlì e Agostino di Duccio, ma
sempre restando libero e attento al suo focus emozionale, alle sue visioni metafisiche della Bellezza.
La Catarsi mistico-visionaria e metafisica verso la Bellezza/L’Arte come esperienza liturgica: Ciò precisamente significa che l’Artista non è un selvaggio naif, ma un artista autocosciente e colto (noti i suoi legami con Letterati e Poeti) e crea il mondo nelle sue opere, ma non un mondo qualunque, ma il mondo come lo vede e lo sente l’Artista. La creazione è esperienza del fare in divenire,
l’autodefinizione e rivelazione di Sé in relazione con il mondo, ma l’opera creata è il medium estetico, la stanza interiore, il taccuino che permette questa catarsi mistico-visionaria e metafisica verso la Bellezza. Solo allora l’opera diventa una preghiera estetica, un’esperienza liturgica. La praxis estetica di Bencini: L’Arte come cometa relazionale: In sintesi la praxis estetica di Bencini, suggerisce che l’Arte non è solo istinto + natura, o pensiero + azione, ma qualcosa di più complesso: natura + cultura + visione, + esperienza + materia trasformata + immaginazione, che crea nuove relazioni oggettuali/emozionali e coloristiche/simboliche. Insomma è l’attraversamento di un processo CrAttivo. Solo la combinazione tra immaginazione interna e immaginazione esterna porta alla sintesi creativa di un manufatto estetico che possiamo chiamare “l’opera”. Solo dopo aver attraversato questo processo CreAttivo potremmo dire di aver spostato l’asse relazionale opera/fruitore in un orizzonte estetico relazionale a valenza reciproca ed esperienziale. Allora potremmo dire non più “ho visto una mostra, oppure ho capito il pensiero del pittore”, ma “ho vissuto un’esperienza estetica innovatrice/rivelatrice, ho capito/rivissuto la poetica dell’Artista.”. Solo allora potremmo dire che l’Arte è una cometa relazionale che ci indica la via illuminando il cielo di Bellezza.

Milano 29/07/2024
*dal libro di Donato Di Poce: ENNIO BENCINI, Le Visioni Metafisiche della Bellezza, I Quaderni del Bardo
Edizioni, Lecce 2025.

dal libro di Donato Di Poce: ENNIO BENCINI, Le Visioni Metafisiche della Bellezza